Su un’iscrizione del 3800 a.C., trovata nelle piramidi egizie, si legge: “Gli uomini possono vivere con un quarto di quello che mangiano, sugli altri quarti vivono i dottori.[1]

Nell’era moderna, l’iper-alimentazione fa crescere il bisogno di ospedali sempre più grandi, aumentare la spesa pubblica e privata della sanità e favorisce l’arricchimento delle società farmaceutiche produttrici di farmaci che agiscono sulle patologie legate al sovrappeso.
Infatti, la ricerca scientifica ha dimostrato che le persone in sovrappeso si ammalano di più ed invecchiano più precocemente.
Quando assumiamo più cibo di quello necessario per svolgere le attività quotidiane e per mantenere le funzioni basilari del nostro organismo, andiamo a depositare quanto in eccesso nelle cellule del nostro tessuto adiposo, determinando un aumento del peso ponderale e scatenando diverse reazioni fisiologiche che possono avere riflessi negativi sul nostro stato di salute. L’aumento del peso corporeo, infatti, è strettamente collegato all’aumento dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolare, degenerative e neurodegenerative. In particolare, gli studi scientifici hanno chiaramente dimostrato che l’accumulo di grasso addominale è quello più dannoso per la salute.

Per conoscere se il proprio peso corporeo è salutare, è utile calcolare l’Indice di Massa Corporea (BMI). Il BMI si calcola dividendo il peso in Kg per l’altezza in metri elevata al quadrato.

Categoria BMI range – kg/m2
Sottopeso di grado severo < 16.5
Sottopeso da 16.5 a 18.4
Normale da 18.5 a 24.9
Sovrappeso da 25 a 30
Obesità di primo grado da 30.1 a 34.9
Obesità di secondo grado da 35 a 40
Obesità di terzo grado > 40

Il sovrappeso è, inoltre, uno dei fattori di rischio della sindrome metabolica.
Si parla di sindrome metabolica quando sono presenti contemporaneamente almeno tre dei seguenti fattori di rischio:

  • Pressione arteriosa superiore a 130/85 mmHg.
  • Trigliceridi ematici superiori a 150 mg/dl.
  • Glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dl (100 mg/dl secondo l’ADA).
  • Colesterolo HDL inferiore a 40 mg/dl nell’uomo o a 50 mg/dl nelle femmine.
  • Circonferenza addominale superiore a 102 centimetri per i maschi o a 88 centimetri per le femmine.

Le evidenze scientifiche hanno dimostrato come la sindrome metabolica favorisca l’insorgenza delle malattie cardiovascolari e in particolare quelle di natura ischemica, del diabete, delle malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, la demenza di Alzheimer, delle malattie degenerative di natura neoplastica, delle patologie croniche degli occhi (cataratta, del glaucoma, retinopatie), della psoriasi, della steatosi non alcolica, dell’osteoartrite e altre patologie minori.

È importante ribadire ancora una volta che l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale per la salute dell’uomo non solo dal punto di vista qualitativo, che verrà trattato nei prossimi articoli, ma anche dal punto di vista quantitativo.
Infatti, gli studi condotti sulla restrizione calorica senza malnutrizione, e che quindi preveda l’assunzione di tutte le vitamine e sali minerali necessari, hanno dimostrato che una riduzione dell’introito calorico del 20-40% è in grado di allungare del 50% la durata della vita, di ridurre i rischi associati alla sindrome metabolica e alle diverse patologie ad essa correlate, e quindi di prevenire o posticipare l’insorgenza delle patologie cronico degenerative tipiche dell’invecchiamento, come il cancro, le malattie del cuore e del rene, la demenza e molti disturbi auto-immunitari.

La dieta ipocalorica si associa a un ridotto livello nel plasma di molecole infiammatorie e di diversi ormoni coinvolti nello sviluppo e nella progressione dei tumori, come per esempio l’interleuchina 6  e il TNF-α, l’insulina, l’estradiolo e il testosterone.

È stato inoltre riscontrato, a livello cellulare, un’attivazione di meccanismi che rimuovono l’accumulo di proteine tossiche e organelli cellulari mal funzionanti, un’elevata capacità antiossidanti, che protegge le strutture cellulari dalle aggressioni dei radicali liberi e un aumento dell’efficienza dei meccanismi di riparo dei danni del DNA.
Gli esperimenti scientifici suggeriscono che gli stessi benefici della restrizione calorica si possano ottenere anche con diverse forme di digiuno:

  • il digiuno intermittente, inteso come il digiunare 1 o più volte alla settimana.
  • il time-restricted feeding cioè il consumo di tutte le calorie giornaliere in una finestra temporale ristretta tra le 8 e le 10 ore, con conseguenti periodi di digiuno dalle 14 alle 16 ore. Questa è una delle indicazioni suggerita da Valter Longo nella sua Dieta della Longevità.
  • la dieta mima-digiuno. Nel corso dei suoi studi sui fattori dell’invecchiamento e nella conseguente ricerca di metodi per rallentarlo, Valter Longo ha sviluppato oltre alla Dieta della Longevità anche la dieta mima-digiuno, un programma dietetico da seguire in 5 giorni che stimola la longevità in buono stato di salute, la gestione della massa corporea e il mantenimento sotto controllo di parametri emato-biochimici quali colesterolo, pressione arteriosa, glicemia, proteina C-reattiva (CRP), e il fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1).

Sempre parlando di apporto quantitativo di cibo, ricordiamo quanto affermato in medicina tradizione cinese, che distingue i 3 pasti principali della giornata in questo modo: “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero” sottolineando l’importanza di consumare la maggior parte delle calorie nella prima parte della giornata. In contrapposizione alle abitudini della maggior parte degli abitanti dei paesi occidentali, che non danno l’importanza dovuta alla colazione consumando a volte solo un caffè, che tendono a consumare un pranzo frugale o saltarlo del tutto e a consumare la maggior parte delle calorie a cena in tarda serata.

[1] Franco Berrino, Luigi Fontana “La grande via : alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa” Mondadori, 2017