Il corpo e i suoi atteggiamenti posturali raccontano la nostra esistenza fatta di molteplici esperienze che ci hanno segnato e troppo spesso ci hanno fatto chiudere in posture dominate dalla paura.
Ecco, allora lo yoga e il suo muovere il corpo o lasciarlo parlare di sé in una postura statica.
La pratica accende il fuoco interiore che brucia per purificare il corpo, rimuovendo ciò che è in eccesso e intossica, e liberandolo da tensioni e da rigidità. Inoltre, la pratica sul tappetino è uno straordinario strumento per imparare ad avere una percezione reale di se stessi, per migliorare la conoscenza di sé, così da aiutarci, nel cammino dell’esistenza, a prendere decisioni sempre più consone alla nostra natura essenziale.

La frenesia della vita moderna, e gli alti livelli di stress che produce, portano facilmente a dispercezione corporea, cioè ad una limitata propriocezione, che è la capacità di percepire il corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli.

Lo stato di  connessione con il corpo è un punto di partenza imprescindibile per la comprensione  di chi siamo, di che cosa siamo e dove vogliamo andare, perché il corpo facilmente riflette il nostro modo di pensare e le emozioni che viviamo.

Lo yoga permette di accedere ad una nuova modalità di rapportarsi al corpo e di dialogare con esso. Siamo abituati a volere tutto subito, pretendendo la prestazione dal nostro corpo, trascurando di rispettarne i tempi e la natura. È essenziale incominciare a volere davvero bene al corpo, alla sue difficoltà, comprendendo che le sue resistenze e rigidità, sono anche frutto di un vissuto emotivo che ha lasciato il suo segno anche su articolazioni e muscoli.

Abbandoniamo l’idea di performance e competizione.
Non c’è nessuno con cui competere, sei solo tu con te stesso.
Quando smetti di lottare contro di te, anche il tuo corpo smette di lottare e resistere.

È proprio lo stato di completo abbandono che ci deve guidare nella pratica, lasciarsi andare al movimento volontario del corpo, o a quello involontario quando il corpo è fermo. Questo significa vivere sia il movimento del corpo tra un asana e l’altro, sia il movimento delle pareti del corpo che si espandono e si ritraggono al ritmo del respiro durante la fase statica.

Ogni asana è un cammino senza meta finale.

Lo yoga è un percorso esperienziale che porta ad essere consapevole di se stessi anche attraverso la consapevolezza del corpo: non occorre aggiungere altro a ciò che è già presente, più forza, più tensioni, più severità, più giudizio. Al contrario, è utile togliere tutto ciò che ostacola la presa di contatto con la dimensione dell’Essere. Ciò è possibile mediante una pratica continua, costante e libera da ogni aspettativa. È importante vivere la pratica sul tappetino con senso di gratitudine nei confronti del corpo. Anche se non arriviamo a praticare le posture nella loro forma finale, possiamo provarle a vivere come una nostra esperienza personale che parla unicamente di noi.

Ogni asana è come un fiore.
Possiamo obbligare i fiori a crescere e sbocciare? Possiamo pretendere lo facciano?
Tutto quello che possiamo fare è cercare le condizioni migliori affinché questo accada.[1]

Allo stesso modo dobbiamo procedere nella pratica di lavoro con il corpo. Valutiamo il terreno iniziale ascoltando le sensazioni corporee, nutriamo il seme del desiderio di realizzare sempre l’armonia dell’insieme (equilibrio psico-emotivo e fisico), annaffiamo il tutto con la giusta attenzione, cioè assenza di tensione e accogliamo qualsiasi fioritura con gratitudine.
Se espandiamo questo atteggiamento sul piano dell’esistenza, saremo sempre più consapevoli e abbracceremo tutto ciò che la vita ci pone davanti ogni giorno.

In conclusione, nello yoga il movimento del corpo è uno strumento di purificazione, in quanto aiuta a rilasciare sia tensioni fisiche che psico-emotive ed, inoltre, la postura, mantenuta per un giusto tempo, conduce il praticante a uno stato di profonda quiete rigenerante, favorendo gli stati meditativi.

Il corpo nello yoga è una delle vie di accesso all’Essere

[1] Cit. Andrea Farina